Perché dalla crisi greca può nascere una vera politica europea
L’Europa nasce in Grecia, dal rapimento da parte di Zeus della bellissima figlia di Agenore, re di Tiro. E potrebbe rinascervi, non da un rapimento questa volta, ma da una crisi. E’ della crisi fiscale greca che parliamo e delle sue diramazioni incerte di Gustavo Piga
22 AGO 20

L’Europa nasce in Grecia, dal rapimento da parte di Zeus della bellissima figlia di Agenore, re di Tiro. E potrebbe rinascervi, non da un rapimento questa volta, ma da una crisi. E’ della crisi fiscale greca che parliamo e delle sue diramazioni incerte districandosi tra le quali all’economista spetta il ruolo di disegnare gli scenari che potrebbero profilarsi in futuro e le relative probabilità che essi avvengano.
Primo scenario. Il governo greco predispone un pacchetto fiscale in grado di ridurre il deficit pubblico del suo paese dall’attuale 12 per cento del pil ad almeno il 7 per cento, rassicurando concretamente i mercati. Una manovra quantitativa non impossibile, anche se difficile da far digerire alla cittadinanza ellenica. Tuttavia essa potrebbe essere vanificata dalla pressione esercitata dagli stessi mercati finanziari che, masochisticamente e miopicamente, speculerebbero sulla sconfitta del premier greco, rendendola ogni momento più probabile visto che richiedere tassi d’interesse sempre maggiori per sottoscrivere il debito pubblico di Atene renderà sempre più difficile l’aggiustamento e in ultima analisi forzerà il governo ad alzare bandiera bianca.
Insomma, uno scenario possibile, quello dell’aggiustamento “in-house”, che farebbe felice la burocrazia di Bruxelles, dato che manterrebbe intatta l’architettura istituzionale europea attuale, ma che sembra difficoltoso e rischioso e quindi poco probabile. Ancora più improbabile il secondo scenario, quello che vede la Grecia sospendere i pagamenti e il rimborso del debito, dichiarando fallimento. Un esito certo non disastroso per i cittadini greci, visto che quasi due terzi del debito sono detenuti da istituzioni e persone fisiche non elleniche. All’indomani della decisione il paese si troverebbe con un debito pari a zero. Le perdite per i detentori dei titoli da parte dei paesi esteri sarebbero notevoli ma non immense, visti le somme in gioco. Anche in questo caso le istituzioni europee non subirebbero l’onta di una minore credibilità, se non quella già incassata a causa della imbarazzante incapacità delle autorità europee preposte di vigilare sui conti pubblici di un paese membro.
Tuttavia lasciare andare a fondo la Grecia potrebbe scatenare un’ondata di panico su altri paesi euro attualmente deboli (vedi Spagna) e dunque è probabile che le autorità scoraggino un esito di tale tipo. Lo scenario forse più vicino a realizzarsi è quello che decreterà la fine, nella sostanza, dell’articolo 103 del Trattato dell’Unione, là dove impone il non salvataggio dei paesi in difficoltà finanziaria da parte di altri stati membri. Come avverrà il salvataggio della Grecia, sotto questo scenario, è meno importante delle conseguenze del fatto che avverrà. All’indomani di una tale decisione ci sveglieremo infatti in una Europa del tutto nuova, nella quale le aspettative dei mercati saranno per lungo tempo più pessimistiche sulle capacità dell’area dell’euro di difendersi da comportamenti fiscali irresponsabili.
Ma questo è un effetto di poco conto rispetto all’impatto politico che potrà avere la decisione di salvare la Grecia. Impatto che potrà essere di due tipi. L’uno, negativo, potrebbe vedere altri paesi membri dell’euro sentirsi autorizzati a deviare da politiche fiscali accorte. Ma sarebbe le fine della moneta unica, e ciò non sarà consentito. L’altro impatto, invece, in contropartita per l’aiuto garantito, vedrebbe la politica economica greca da ora in poi decisa e condizionata non dall’Fmi – organismo sopranazionale tecnico dalle dubbie credenziali quanto a governance, non essendo chiaro ancora oggi a chi debba rispondere delle sue (numerose) scelte errate – dagli altri paesi membri dell’area euro in tutti i suoi aspetti. Un momento dunque epocale che sancirebbe la nascita di una politica finalmente europea, coordinata, che parte, come tanto tempo fa, dalla Grecia e da cui sarà possibile intravedere l’Europa degli europei che lasceremo alle future generazioni.
di Gustavo Piga
docente di Economia all’Università Tor Vergata di Roma
docente di Economia all’Università Tor Vergata di Roma